sanda
L'obiettivo primario delle scuole tradizionali del wushu era la preparazione al combattimento e anticamente non esistevano regole fisse che governassero gli incontri. Accettare una sfida significava mettere in gioco la propria incolumità e rischiare danni gravi, non esclusa la morte.
Nei circoli delle arti marziali cinesi si attribuiva tuttavia estrema importanza ai concetti di wude (virtù marziale) e di wugong (abilità marziale). Era considerato "abile" colui che vinceva col minor sforzo e col maggior risultato e "virtuoso" se riusciva a far ciò arrecando pochi danni all'avversario costringendolo alla resa volontaria. Accanirsi contro un avversario inferiore o risultare vincitore a conclusione di una rissa furibonda dall'esito altalenante erano, e sono tuttora, esempi di mancanza di virtù e scarsa abilità.

Il SANDA (lett. san "libero" - da "colpire") è l'erede sportivo dell'antica tradizione combattiva cinese. Nato negli anni '70, dopo il via libera della Commissione di Stato per l'Educazione Fisica, il sanda unisce oggi i principi dell'arte marziale ai canoni sportivi delle moderne discipline da combattimento. Grazie ad un regolamento che consente l'uso a contatto pieno di pugni, calci e proiezioni, l'atleta può esprimere il massimo della sua potenza e della sua tecnica. Al tempo stesso il sanda si preoccupa di salvaguardare al meglio l'incolumità dei praticanti e degli atleti grazie all'impiego di opportune protezioni (caschetto, guanti, parastinchi, conchiglia, corpetto) e vietando colpi di gomito e di ginocchio o altre tecniche altamente lesive.

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