degustazione tè, Pechino, agosto 2007
D. Leggiamo che lei è stato più volte campione nazionale di Taijiquan, addirittura due ori europei e un sesto posto
ai campionati del mondo, un pedigree di tutto rispetto…
R. Non amo vantarmi dei risultati sportivi, poiché possono significare molto o poco, dipende dai punti di vista.
L’aspetto che a me interessa del Taijiquan e del Qigong, le discipline che studio e pratico da vent’anni, è la loro
efficacia come metodi d’allenamento psicofisico e come equilibratori degli stati emotivi.
D. E che differenza c’è tra le due cose? Sa com’è, non è che la gente mastichi molto cinese…
Trent’anni fa quando si diceva Karate ci si sentiva rispondere: “Cara te e caro me!” vedrà che presto anche questi
termini entreranno nell’uso. Diciamo innanzitutto che sono ottimi esercizi psicofisici, frutto di una conoscenza
millenaria. Il taijiquan è un’arte marziale e oltre a rendere il corpo armonico, elastico e resistente, trasmette
anche tecniche utili nell’autodifesa. Il qigong è una ginnastica adatta a tutti, perfettamente equilibrata ed
eccellente per la salute, in Cina è applicato anche negli ospedali.
D. E dove starebbe il segreto di tanto miracolo?
R. Non ci sono miracoli, solo fisiologia. I cinesi hanno sviluppato una concezione del funzionamento del
corpo basata sugli scambi energetici. Ma anche la nostra scienza riconosce che i processi biologici sono frutto
di scambi energetici, l’intero universo funziona in questo modo; Einstein dimostrò al mondo che anche la materia
è energia.
D. Significa che possiamo dunque sviluppare un potenziale del quale non siamo coscienti?
R. Attenzione! Spesso basta associare l’idea di corpo ad energia che immediatamente scattano strane
fantasie. Una turbina elettrica e un litro di latte sviluppano entrambi energia, ma assai differente in quantità
e natura, così fa il corpo umano. Il qigong, e anche il taijiquan, sono discipline che studiano il corpo sulla
base dei suoi peculiari processi energetici, non hanno nulla a che fare con poteri extrasensoriali, nei quali
personalmente non credo affatto.
D. Ma lo studio di queste cose non implica una particolare visione del mondo, una filosofia di vita.
Non si rischia di negare le proprie radici culturali, di fuggire dalla realtà per rifugiarsi in un mondo irreale…
R. Questo è un pregiudizio molto diffuso che scaturisce dalla paura del diverso. Il sogno e il gioco sono
presenti in ogni attività umana, non è detto siano elementi negativi, anzi. Persino scienza e arte nascono
dall’innata capacità umana di sognare e immaginare ciò che non c’è. Praticare una disciplina d’origine “esotica”
non vuol dire essere più sognatori di chi dà due calci al pallone.
D. Eppure ammetterà che è quanto mai curioso rivolgersi ad una cultura così lontana e sconosciuta
quando abbiamo una grande offerta “nostrana” nel mondo del fitness.
R. Perché il fitness è nostrano? Forse perché si considerano i continenti a sinistra dell’Europa più
“nostrani” di quelli alla sua destra? Il fitness ha avvicinato moltissima gente all’attività fisica, ma esiste un
pubblico che non si riconosce in questa immagine. Molti pensano ora che “palestra” significhi un luogo rumoroso
pieno di luci e macchine nel quale si debba sudare e apparire giovani, abbronzati e in perfetta forma. Magari proprio
per questo, e perché si pensa non esistano alternative, tanta gente rinuncia a svolgere un’attività fisica.
D. Quindi l’alternativa si chiama Taichi e Qigong?
R. E’ senz’altro un’alternativa. Un’alternativa che necessita una certa sensibilità ma che può dare molto in cambio.
D. Lei è un po’ un’autorità in questo settore, ha studiato con grandi nomi,
anche in Cina, è segretario di una federazione europea…
R. E’ una passione che coltivo fin dall’adolescenza. Se posso attribuirmi un merito, penso che sia quello di
aver sempre perseverato nella ricerca della qualità e di fonti autorevoli. Ho ricominciato da zero molte volte e mi
sono sottoposto a parecchie rinunce, ma lo rifarei subito e con ancor più impegno.
D. La vostra associazione non si occupa solo di insegnamento del Taichi e del Qigong…
R. No, è un’associazione culturale che prevede molte altre attività legate alla conoscenza e allo studio
della cultura estremo orientale. Organizziamo corsi di lingua, calligrafia, arte del tè, ma anche mostre, conferenze,
gite, viaggi. Collaboriamo con varie altre associazioni nazionali ed internazionali nell’organizzazione di eventi
nel settore. Abbiamo i nostri appoggi in Cina, paese che visitiamo spesso anche per turismo, e invitiamo grandi
maestri cinesi per seminari – budget permettendo – ovviamente!
D. Come mai tanto interesse per la Cina? Recentemente stanno trapelando notizie mica tanto confortanti da quel paese…
R. Frequento la Cina da vent’anni e non ho ancora visto mostri e demoni. L’Occidente sta vivendo una stagione
nella quale il lume della ragione è travolto dal potere delle immagini e degli slogan, usati come nelle cattedrali
medievali per terrorizzare e rassicurare il popolino.
Chi ha letto un po’ di storia sa che la Cina è stata per quasi duemila anni “l’America” dell’Asia. Famosi illuministi europei si
sono ispirati ai modelli cinesi. L’arte e la filosofia cinesi sono di una profondità straordinaria e proprio per questo sono
apprezzate in tutto il mondo.
D. Possono partecipare tutti alle vostre attività? Chi fosse interessato come vi può contattare?
R. Certo che possono partecipare tutti! I nostri corsi di Taiji e Qigong si tengono al Jazz Studio di vicolo Boccacanale
3 (angolo Carlo Mayr, 102). Chi volesse venirci a trovare lo può fare il lunedì e il mercoledì sera dalle 20.30. Per essere
informati sulla nostre iniziative è possibile consultare il sito www.daoyin.it
o meglio ancora scriverci direttamente a "info @ daoyin . it"

Fabio Smolari e alcuni allievi in allenamento a Pingyao
Cina, agosto 2007